Il Padre

DIO PADRE

Dio, fonte di ogni bene, principio del nostro essere e del nostro agire, fa che comprendiamo i benefici della tua bontà, e, chiamandoti e riconoscendoti Padre, ti amiamo con tutto il cuore e con tutte le forze. (Colletta della Messa di Ringraziamento)

Kierkegaard, «l'amore paterno di Dio è l'unico punto fermo sul quale il mondo può ancora far leva».

La nostra religione nasce dall'alto, come risposta all'iniziativa di Dio di rivelarsi e di donarsi all'uomo.
La nostra religione nasce nel momento in cui la Rivelazione viene accolta. Anzi, la religione cristiana non è una religione propriamente detta: è una fede. E per fede si intende l'accoglienza delle verità rivelate non per la loro intrinseca evidenza, ma per l'Autorità infallibile di Dio che le rivela.
Queste verità sono oggettivamente valide e sicure. Chi le accetta ha la certezza di ciò che crede, anche se le comprende in minima parte.
Fede e ragione non si escludono, ma si completano (come riafferma Giovanni Paolo lI nell’enciclica Fides etratio del 16 ottobre 1998).
L'accettazione della verità rivelata non dispensa l'uomo dal cercare Dio per vie naturali; ma la sola ragione non può arrivare a scoprire ciò che Dio ha voluto rivelare.

Tre sono i modi per giungere a conoscere Dio:
- la via del cuore: io sento!
- la via della ragione: io so!
- la via della fede: io credo!
La fede, da sola, giunge là dove non arrivano il sentimento e la ragione; il sentimento e la ragione non possono sostituire in nessun modo la fede!

LA RIVELAZIONE, L'UNICA STRADA PER ARRIVARE A CAPIRE
Solo accostandoci alla Rivelazione possiamo quindi conoscere l'identità di Dio.
Solo accogliendo le notizie che lo stesso Padre ci ha voluto trasmettere possiamo entrare nel suo mistero! È quindi solo aderendo a Lui, nella fede, che possiamo metterci sulla via sicura.
Non c'è dunque che una via: questa!
Non la via della pura ragione o dell'istintivo sentimento, ma la via dell'adesione nella fede.
Solo il Padre può darci risposte adeguate e definitive; e, per questo, non ci resta che ascoltare la sua Parola, che è contenuta nella Bibbia.

CHIAMAMI PADRE
Ed ecco, in sintesi, il contenuto dell'intero messaggio racchiuso nella Bibbia: è rivolto a tutti gli uomini e quindi personalmente anche a te:
"Sappi che hai in cielo un Padre che ti ama, e che nel suo infinito amore ti ha donato il suo unico Figlio, Gesù Cristo.
Questi si è fatto uomo come te e per te.
Con la sua Morte e Risurrezione ti ha salvato dal peccato e ti ha elevato ad essere, come Lui, figlio ed erede dei beni divini ed eterni
Ecco dunque il mistero, ecco il dono: "io sono tuo Padre, e con questo nome mi cercherai, mi chiamerai, mi accoglierai".

SONO TUO PADRE!
"Di più e di meglio non potevo annunciarti!
Questo annuncio aleggia su tutta la creazione, risponde a tutti i quesiti, placa ogni sete, riempie ogni speranza, giustifica ogni attesa, illumina tutte le oscurità: dice chi sei tu e chi sono Io!". È straordinario tutto questo! Dunque:
- se Tu sei mio Padre, posso stare tranquillo e vivere in pace, perché sono assicurato per la vita e per la morte, per il tempo e per l'eternità;
- se Tu sei mio Padre, anch'io conto qualcosa e trovo in Te la mia vera dignità;
- se Tu sei mio Padre, non continuerò a ripetere fino alla noia: 'perché?... perché?... perché?', ma dirò con realismo e fiducia: 'Tu sai! Tu sai! Tu sai!
- se Tu sei mio Padre, non attribuirò solo al terreno e alla qualità del seme l'abbondanza del raccolto, ma mi abituerò a ripetere ciò che Tu stesso mi hai suggerito di dire:
“dacci il nostro pane quotidiano”, affidandomi con coraggio e serenità alle avversità delle stagioni e al divenire della storia;
- se Tu sei mio Padre, non attribuirò al caso gli eventi della giornata, ma li considererò indicazioni del Tuo amore;
- se Tu sei mio Padre, non diventerò improvvisamente incredulo davanti a un cataclisma della natura, non riuscendo più a trovare il legame tra l'amore e le avversità, tra l'esistenza di Dio e il dolore che mi colpisce;
-  se Tu sei mio Padre, io sono certo che saprai trasformare in bene quello che io chiamo male, e saprai dirigere con misteriosa sapienza tutti gli avvenimenti della mia vita e quelli del mondo.

TUTTO VIENE DA ME!
"Sono tuo Padre, non in senso metaforico e poetico, ma in senso vero, autentico, profondo, vitale”.
E in questa mia paternità hai la fonte di tutti i doni:
- il dono della vita,
- il dono della verità,
- il dono dell'amore,
- il dono della casa
Sì, il dono della casa, come rifugio, intimità, stabilità, riposo... perché sei fatto per condividere con me quella dimora eterna... ove non vi saranno più né lacrime, né lutti, né morte (Ap 21, 2-4).

E se sono tuo Padre, ti amo, ti seguo, ti guardo, ti voglio con me.
Tu puoi metterti sempre in comunicazione con me. Puoi ascoltarmi, parlarmi, chiedermi ogni cosa.
Puoi dirmi, dolcemente, in ogni momento: “Padre mio e Dio mio!".

DIO, UN PADRE PER ISRAELE
O Padre, Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, Dio della vita e delle generazioni, Dio della salvezza, compi ancor oggi le tue meraviglie, perché nel deserto del mondo, camminiamo con la forza del tuo Spirito verso il regno che deve venire. (25° Colletta per le ferie del Tempo ordinario).

DIO SI È RIVELATO ALL'UMANITÀ
Se Dio non si fosse fatto conoscere, l'uomo non avrebbe potuto incontrarlo e penetrare nel suo intimo. Avrebbe potuto giungere a percepire l'esistenza di un Essere superiore e di qualche suo attributo, ma l'intimità di Dio gli sarebbe rimasta nascosta ed estranea.
Dio si è scelto un popolo, Israele, e, all'interno di questo popolo, ha aperto un dialogo destinato a tutta l'umanità. Questa Rivelazione, espressa con parole e fatti intimamente collegati, è stata lunga e progressiva, ed è principalmente contenuta nella Bibbia.
Essa è stata scritta da alcuni uomini, che "nel pieno possesso delle loro facoltà" sono stati gli ispirati strumenti di Dio nella comunicazione del suo pensiero.

UNA RIVELAZIONE LENTA E PROGRESSIVA
Dio, rivelandosi, non ha usato forzature e violenze, ma si è adeguato al lento e progressivo sviluppo dell'uomo.
Ha usato per lui
- benevolenza,
- discrezione,
- rispetto,

aspettando la sua maturazione e adeguandosi alla sua capacità di comprensione.
Non ha parlato di sé usando formule teologiche astratte e incomprensibili, ma esprimendone il contenuto con fatti concreti e comprensibili da tutti. Ed è da questo susseguirsi di eventi collegati con parole che possiamo risalire al pensiero e alla natura di Dio.
La vicenda dell'antico popolo di Dio, Israele, è divenuta così una singolare storia: la storia di ciò che Dio ha detto e fatto per rivelarsi all'umanità.

DIO RIVELA IL SUO NOME
Nella Bibbia il nome di una persona è sempre indicativo dell'identità o della missione di chi lo porta.
Il nome di Dio per eccellenza e più usato è JAHVÉ, ed è quello comunicato da Dio stesso a Mosè sul Sinai nel momento in cui ebbe inizio la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto (Es 3, 7 ss.). Alla luce del significato letterale del nome e del contesto storico in cui venne rivelato, il termine ha vari significati fra loro complementari:
1. Io sono Colui che è, cioè l'Esistente, l'Essere per eccellenza;
2. Io sono Colui che fa essere, cioè Colui che dona l'esistenza alle creature;
3. Io sono Colui che sono, cioè l'Essere inconoscibile, davanti al quale Israele dovrà mettersi in atteggiamento di fede e di obbedienza;
4. Io sono Colui che è qui, che è qui per essere benèfico; colui che è in grado di esserci sempre,
- di essere sempre disponibile,
- di essere aiuto e sostegno,
- di essere punto di riferimento sicuro.
JAHVÉ non è solo quindi il nome che definisce la natura di Dio, ma anche la garanzia di una presenza e di una salvezza continuata, riservata al popolo che Lui si è scelto.

RIVELA I SUOI ATTRIBUTI
Nell'Antico Testamento, unitamente al nome, Dio rivela i suoi connotati o attributi inconfondibili. Dice di sé:
1. sono il Dio unico e vero: non sono uno dei tanti, sono 1'unico, e mi dovete amare sopra ogni cosa: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio. Il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze» (Dt 6, 4-5);
2. sono il Creatore dell'universo e dell'uomo; tutto ho creato per libera scelta e per amore. E siccome la creazione continua nel tempo, nulla mi è estraneo. Tutto "porto nel grembo con l'amore con cui una donna attende un bambino";
3. sono il Dio trascendente, cioè Colui che possiede una qualità di vita diversa e superiore a quella delle creature;
4. sono immenso e onnipresente, e quindi non circoscrivibile o legato a questo o a quel luogo: «dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti» (Sai 139, 7-8);
5. sono eterno, senza limiti di tempo; senza inizio e senza fine, senza essere "segnato" dentro, come voi: «da sempre e per sempre tu sei»! (Sai 90, 2);
6. sono onnisciente, cioè conosco tutto, tutto vedo e prevedo: «prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo» (Ger 1, 5);
7. sono onnipotente, cioè non condizionato da nessuno e da nessuna cosa. Tutto, nei cieli e sulla terra, è a me sottoposto;
8. sono immutabile:
-  nell 'essere: «Tu resti lo stesso, e i tuoi anni non hanno fine» (Gb 10, 5);
-  nella volontà: sono fedele alle promesse!
(…)
9. sono una Persona concreta, e non un essere indefinibile e vago col quale non è possibile entrare in rapporto:
- sono un Qualcuno che entra in dialogo;
- sono un Io che si rivolge a un Tu;
- sono una Persona che chiama gli uomini ad ascoltarla;
- sono il Vivente per eccellenza;
10. sono il Santo, cioè il totalmente diverso e l'inaccessibile, ripieno di una superiore potenza, che suscita fascino e insieme timore. Mosè, davanti a me che mi manifesto nel roveto ardente, deve togliersi i calzari; il popolo non può avvicinarsi; i sacerdoti devono tenersi in stato di purità prima di accostarsi a me (Es 19, 16-25).

Dio è il Santo e trascende tutte le cose; eppure "tutta la terra è piena della sua gloria".
Non è quindi separato dalle cose e dal suo popolo; anzi, abita in mezzo ad esso.
Israele diventa così "il popolo Santo", il "popolo visitato dal Dio Santo" dal quale riceve forza e sicurezza.
Il  Profeta Isaia contempla Dio nella sua gloria e ode i Serafini che proclamano: "Santo, Santo, Santo è il Signore Dio dell'universo" (Is 6, 2 ss.).
Il  termine "Santo", ripetuto tre volte, indica "Santissimo, infinitamente Santo" e inneggia alla santità ontologica e morale di Dio, cioè alla sua superiorità e all' assenza in Lui di ogni imperfezione e limite.

DIO SI RIVELA COME L'ALLEATO DI ISRAELE
Il Dio Santo, completamente diverso e trascendente, è un Dio sorprendentemente vicino. Dio è, insieme, trascendente e immanente; è addirittura un Dio che "si costruisce" un popolo "su misura" per avere un amico, un confidente, un interlocutore, un mediatore per trasmettere il suo messaggio a tutta l'umanità. Elegge Abramo, e, dopo avergli chiesto un generoso atto di fede, costruisce, con la sua discendenza, un popolo speciale e consacrato a Lui.
Gli dice: "Israele, il Signore Dio tuo ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli... Il Signore si è legato a te e ti ha scelto" (Dt 7, 6-7).
Sul Sinai conclude con esso un'Alleanza, in questi termini precisi: Israele, io
- ti offro: aiuto, sostegno, protezione, una terra, una discenden­za, una Legge da osservare (i Comandamenti);
- ti chiedo: riconoscimento del mio ruolo, obbedienza, fedeltà, osservanza della Legge, astensione da ogni mescolanza con inconsistenti divinità straniere, fiducia e collaborazione. Se sarai fedele, avrai prosperità e sarai felice.
Questa alleanza è sancita da una solenne Liturgia ed è sigillata nel sangue di vittime offerte come sacrificio di lode e di comunione.
È un' alleanza atipica, singolare nel suo genere, perché è stipulata fra due contraenti che non sono alla pari, ma è il frutto di una libera scelta di Jahve.
È, comunque, un'alleanza che impegna le due parti, imponendo reciproci diritti e doveri. Ma come si comporteranno questi due alleati?
La storia di Israele, che è divenuta "la storia dell'antica Alleanza", e una storia segnata da molte infedeltà: non da parte di Dio, ma da parte del suo popolo.
Dio resta l'alleato fedele.
Israele è l'alleato infedele, che però Dio, con sorprendente bontà, continua ad amare e a perdonare, ogni volta che sa ri­conoscere le sue infedeltà e i suoi errori.

È UN ALLEATO CHE SI FA SPOSO
I contenuti dell' alleanza, col passar del tempo, si fanno più elevati ed esaltanti.
I Profeti, e in particolare Osea, Isaia e Geremia, scoprono e annunciano che Jahvé non è solo un alleato che promette doni materiali, ma uno Sposo che ama la sua sposa con un amore tenerissimo, indissolubile e fedele.
Il tradire questo amore non è solo peccato di idolatria, ma anche e soprattutto peccato di adulterio. Israele alterna momenti di amore dolce a momenti di adulterio degradante.
L'amore dolce trova nel Cantico dei Cantici espressioni di alta e toccante poesia; l'adulterio degradante è presentato in termini drammatici soprattutto nel profeta Osea.

DIO SI RIVELA COME PADRE
Il titolo di "Padre" dato a Jahvé si sviluppa parallelamente con quello dell'elezione e dell'alleanza.
La denominazione di "Dio come Padre", era comune a molte altre Religioni, perché il termine "Padre" si presta ottimamente a qualificare Dio come principio fecondo di tutto ciò che esiste.
L'Antico Testamento è però molto prudente nell'assumere questo termine, perché presso molte Religioni esso era inteso in senso materiale e fisico, e le divinità erano concepite in termini maschili e femminili.
Le attenzioni di Jahvé per il suo alleato sono tali e tante da far dire, in più parti della Sacra Scrittura, che Egli lo ama "come un padre".
Occorre però precisare che nell'Antico Testamento il termine "Padre" non viene normalmente riferito alle singole persone.
Dio ama Israele "con amore di Padre", ma lo ama "nel suo insieme", "in modo collettivo".
Israele è sì "il popolo di Jahvé", ma esso è tale non perché sia stato da Lui generato, ma perché è stato scelto.
Non è il frutto di una generazione, ma di una elezione.

I Profeti celebrano Dio come "un pastore che custodisce il suo gregge", come "un vignaiolo che ha cura della sua vigna", ma, soprattutto, "come un Padre amorevole che ama Israele come figlio".
Sono toccanti e significative espressioni come queste:

«Io sono un Padre per Israele, Efraim è il mio primogenito... Le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza» (Ger 31, 9.20).
«Quando Israele era giovanetto, io l'ho amato... A Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano...» (Os 11, 1-4).
«Tu, Signore, sei nostro Padre... Padre del tuo popolo e di ogni generazione» (Is 63, 16).

DIO SI RIVELA COME MADRE
Parlando di Jahvé come "Padre di Israele", i Profeti mettono in rilievo la tenerezza del Dio dell'Alleanza, presentandola con caratteristiche paterne e materne insieme.
«Ecco, io farò scorrere verso Gerusalemme come un fiume, la prosperità. I suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò» (Is 66,12-13).
«Sion ha detto: il Signore mi ha dimenticato. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se questa donna ti dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai...
Ecco, io ti ho disegnato sulle palme delle mie mani» (Is 49, 14-16).

Alcuni Profeti, specialmente Isaia e Geremia, parlano di "viscere di Dio". Il termine originale ebraico è rahamim, che «nella sua radice denota "l'amore della madre", perché viene da rehem che è il grembo materno, e sta a indicare una gamma di sentimenti, quali la bontà e la tenerezza, la pazienza e la comprensione, cioè la prontezza a perdonare».
I Salmi contengono elevazioni di grande tenerezza, esprimendo una religiosità che si fa via, via più intima e personale, specie nei "poveri di Jahvé" che hanno scelto Dio come unico rifugio e unica speranza.
Sono significative le parole del Salmo 131: «io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia» (Sai 131, 2-3).

DIO, IL PADRE DI GESÙ

Donaci, o Padre, di non avere nulla di più caro del tuo Figlio, che rivela al mondo il mistero del tuo amore e la vera dignità dell'uomo. Colmaci del tuo Spirito, perché lo annunziamo ai fratelli, con la fede e con le opere. (Colletta della 15° Domenica del Tempo ordinario).

DIO, "IL PADRE DEL SIGNORE NOSTRO GESU’ CRISTO"
La Rivelazione di Dio-Padre, iniziata nell'Antico Testamento, continua e raggiunge il suo vertice nel Nuovo Testamento, attraverso Gesù.
Il Dio unico, trascendente e vicino, dell'Antico Testamento, il Dio di Abramo, di Isacco, di Mosè, dei Profeti, si rivela come «Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo» (Ef 1, 3) e come il Padre che, in Lui, vuole salvare tutti gli uomini e farli partecipi della sua stessa vita.
Gesù è la chiave per entrare nel mistero intimo e impenetrabile della vita divina, per comprendere:
- ciò che il Padre ha fatto per noi,
- ciò che continua a fare,
- ciò che vuole che noi facciamo per Lui.
L'Antico e il Nuovo Testamento non sono estranei l'uno all'altro, non sono opposti e neppure distanti, ma sono l'uno lo sviluppo dell'altro, l'uno la continuità e il perfezionamento dell'altro. Dice S. Agostino: «nell'Antico è nascosto il Nuovo, e nel Nuovo si rende palese l'Antico».

DIO SI RIVELA COME UNO E TRINO
La ricchezza viene ora pienamente rivelata.
Dio si rivela come uno nella natura e trino nelle Persone, realtà sconosciuta nell'Antico Testamento.
La novità nel Nuovo Testamento sta proprio in questo incredibile e originale mistero: il Dio antico, trascendente, inaccessibile e Santo, è un Dio in sé misteriosamente "composito": e un Dio solo, ma in tre Persone uguali e distinte, che si chiamano Padre, Figlio e Spirito Santo.

Come comprenderlo?
Non certamente con gli strumenti della ragione e del sentimento, ma unicamente con quelli della fede.
I dati essenziali della Rivelazione sono: nell'unico Dio una è la natura e tre le Persone. Esse hanno in comune la natura, ma sono Persone diverse, con diversa identità e ruoli diversi:

- il Padre è detto "padre" perché "genera" il Figlio;
- il Figlio è detto "figlio" perché "è generato" dal Padre;
- lo Spirito Santo è detto "spirito" perché "è spirato" cioè "procede dal Padre e dal Figlio".
I ruoli diversi emergono sul piano della creazione e della salvezza così come ci sono descritti nell'intera Bibbia.
Le tre divine Persone però, condividendo la stessa natura, sono un solo Dio e un solo Signore.

DIO, UN PADRE PROVVIDENTE

Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno... operiamo con piena fiducia per la libertà e la giustizia del tuo regno. (Colletta dell' 8° Domenica del Tempo ordinario)
IL PADRE HA "CURA E PROVVIDENZA" DELLE COSE CREATE
Dio ha creato l'uomo e lo ha posto al centro della creazione. Ha fatto di lui l'oggetto:
- delle sue attenzioni,
- del suo amore,
- della sua tenerezza paterna e materna.

L'uomo è il suo vero e insuperabile capolavoro.
Su di lui ha un solo grande progetto: farlo suo alleato e suo figlio in senso pieno e definitivo. Nel momento nel quale lo ha creato, non ha cessato la sua opera, ma la continua ininterrottamente, perché l'uomo, che è una causa seconda, nulla può fare senza l'intervento della Causa prima. È come il raggio di luce che si fa presente e agisce solo se, all'origine, sussiste il sole dal quale proviene.

Che significa che Dio è provvidente?
Significa che il Creatore «ha cura e provvidenza delle cose create le conserva e le dirige tutte al proprio fine, con sapienza, bontà e giustizia infinita».
La Provvidenza è quindi la continuazione e lo sviluppo della creazione. È l'amorevole presenza e l'efficace sostegno che il Padre dona all'uomo perché possa raggiungere lo scopo per cui è stato creato.

L'ANTICO TESTAMENTO RIVELA APERTAMENTE LA VIGILE PROVVIDENZA DEL PADRE

- A livello cosmico.
Jahvé è il Signore della natura. Tutto è diretto da lui: il sole, la luna, le stelle, il mare, le piogge, le stagioni ecc. È un dominio esercitato sempre per il bene del suo popolo: «Se seguirete le mie leggi, se osserverete i miei comandi e li mettere­te in pratica, io vi darò le piogge alla loro stagione, la terra darà prodotti, e gli alberi della campagna daranno frutti» (Lv 26, 3-4).

- A livello personale.
Giuseppe è venduto dai fratelli e deve molto soffrire, ma tutto si risolverà per il bene suo e degli stessi fratelli che l'hanno perseguitato. Esclama: «non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio» (Gen45,8).
Tobia deve sottostare a molte vicende dolorose, ma deve constatare il trionfo della Provvidenza che interviene a premiare il giusto (Tb 11, 14-15).
Giobbe sopravvive alle prove perché è sorretto e guidato dalla Provvidenza. Afferma: «Vita e benevolenza tu mi hai concesso e la tua premura ha custodito il mio spirito» (Gb 10, 12).
Il Libro della Sapienza inneggia sovente alla Provvidenza con espressioni significative come queste: «In suo potere siamo noi e le nostre parole» (Sap 7, 16); "la tua Provvidenza, o Padre, guida la barca perché tu hai predisposto una strada anche nel mare" (Sap 14, 3).2

- A livello sociale e storico.
Tutta la storia del popolo di Dio è contrassegnata da interventi prodigiosi, a cominciare dalla liberazione dalla schiavitù dell'Egitto e di Babilonia e dall'assistenza nel deserto.
Jahvé non abbandona un istante il suo popolo, ed è sempre pronto a sostenerlo, a difenderlo, a nutrirlo, a proteggerlo.
Dio interviene anche sui popoli stranieri: dirige i destini degli Etiopi, dei Filistei, degli Aramei (Am 9, 7), degli Egiziani (Is 19, 21-25).
E si serve di Ciro, re dei Persiani, per ricondurre il suo popolo da Babilonia a Gerusalemme. Di lui dice: «Io l'ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni» (Is 45, 1).

I SALMI CANTANO LA PROVVIDENZA
Alcune espressioni fra le più note:
- «non abbandoni chi ti cerca, Signore» (Sal 9, 10-lì).
- «il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Sal 23, 1).
- «mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto» (Sal 27, 10).
- «Signore, tu mi scruti e mi conosci, ... dove andare lontano dal tuo spirito... Sei tu che hai creato le mie viscere, e mi hai tes­suto nel seno di mia madre» (Sal 139, 1.7.13).
- «tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportu­no. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni» (Sal 104, 27-28).
- «Egli copre il cielo di nubi, prepara la pioggia per la terra, fa germogliare l'erba sui monti. Provvede il cibo al bestiame... Manda una sua parola ed ecco si scioglie, fa soffiare il vento e scorrono le acque» (Sal 147, 8-9.18); «Il Signore si compiace di chi lo teme, di chi spera nella sua grazia» (Sal 147, 11).

Poche verità sono rivelate in termini così espliciti e rassicuranti, come quella della Provvidenza.
Non per nulla il Dio dell'Antico Testamento si rivela con un nome, Jahvé, il cui significato, fra gli altri, è quello di "Io sono Colui che è qui": e quindi un Padre che è sempre disponibile ed è l'unico punto di riferimento sicuro per qualsiasi necessità.

NUOVO TESTAMENTO: GESÙ RIVELA CHIARAMENTE LA DOLCE PROVVIDENZA DEL PADRE
Lo fa principalmente in questi due testi immediati e comprensibili:
1. «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Mt 5, 44-45).

2. «Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete: la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai, eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?
E perché vi affannate per il vestito?
Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani sarà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo?
Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani, il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6, 25-34).

FIDUCIA E ABBANDONO
Gesù usa parole semplici e comprensibili, partendo dalla considerazione di ciò che tutti vedono e sentono. Egli conosce i problemi della gente comune in mezzo alla quale vive, e che è in continuo assillo:
- per il cibo,
- per le bevande,
- per il vestito,
- per la sofferenza personale e familiare,
- per le miserie fisiche della vecchiaia,
- per la morte,
- per le ingiustizie a tutti i livelli...
Gesù conduce la sua vita terrena in mezzo a persone inquiete, preoccupate, ribelli, polemiche, protese al raggiungimento di un futuro migliore. Ed è continuamente interpellato e contestato.

Come si comporta?
Con un atteggiamento di grande fiducia e di pieno abbandono alla volontà del Padre.
Gesù è forte e sereno perché è consapevole di fare la volontà del Padre e perché è certo che nulla gli può accadere senza che lo sappia Lui!
Poi dice: avete problemi? Siete preoccupati per il futuro? Volete spiegazioni?
Non cercate risposte o soluzioni, ma semplicemente: guardate! Guardate come il Padre si comporta con gli esseri più umili e insignificanti, e state certi che farà altrettanto con voi, che valete ben più di loro!
Di conseguenza:

-  niente paura: a voi pensa il Padre!;
-  vivete alla giornata: basta a ciascun giorno il suo affanno!;
-  non fate confronti: sforzatevi di amare i nemici, perché anch'essi sono amati e assistiti dal Padre!;
-  preoccupatevi di cercare come prima cosa il regno di Dio, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta!

La Provvidenza quindi, secondo Gesù, non la si insegna, ma la si vede nel tessuto ordinario e straordinario delle cose che sono disegnate dalla mano sapiente e amorevole del Padre.
È un disegno di amore che solo chi ha l'occhio puro e il cuore buono riesce a capire!

PROVVIDENZA SÌ, MA CON IMPEGNO PERSONALE

La Provvidenza è l'aiuto che il Padre dona a ogni uomo per aiutarlo a raggiungere lo scopo che Egli ha fissato per lui.
Dio non si sostituisce all'uomo, ma lo invita a collaborare, lasciandogli:

-  la sua libertà,
-  la sua responsabilità,
-  la sua personalità;
lo pone nelle condizioni di dare il suo personale e insostituibile apporto.
A ciascuno la sua parte:
- la Provvidenza non può fare tutto senza l'uomo;
- l'uomo non può far nulla senza la Provvidenza.
Madre Teresa di Calcutta scrive: «se a volte i nostri poveri arrivano a morire di fame, non dipende dal fatto che Dio non si prende cura di loro. Dipende piuttosto dal fatto che né voi, né io siamo abbastanza generosi. Dal fatto che non siamo strumenti impegnati nelle mani di Dio per dare loro cibo e vestito».

UNITÀ E VARIETÀ DELLA PROVVIDENZA
Il Padre ama tutti con un amore personale, originale, unico e diverso.

È il Padre di tutti e di ciascuno, e la sua Provvidenza raggiunge ogni singola persona.
Il suo primo e grande scopo è quello di "salvare tutti gli uomini e di farli arrivare alla conoscenza della verità".
E siccome la salvezza si attua attraverso Cristo, tutto Egli dispone in modo che ogni uomo, prima o poi, si possa incontrare con Lui.
Cristo è l'unico Salvatore del mondo: l'azione della Provvidenza è quindi rivolta a condurre, direttamente o indirettamente, a Lui. Le vie per arrivare sono tante, e tutte sono predisposte per questo incontro, che resta il più importante e decisivo nella vita di ciascuno.
La Provvidenza, che è unica per tutti, acquista aspetti diversi a seconda delle diverse persone e dei loro diversi ruoli.
Dio accetta il rischio di sembrare ingiusto.
Non rifiuta l'indispensabile a nessuno, ma a certe persone sembra dare con più abbondanza...
Sembra ingiusto ma non lo è, perché a chi ha dato di più chiede di più; chi riceve di più, riceve per gli altri. Deve servire di più. Deve vivere per servire.

RESTA IL MISTERO

Scrive Rosmini: «stimo necessario dare alla gioventù una grande idea della divina Provvidenza, e infonderle il rispetto per tutte le disposizioni divine, senza mai prendere scandalo dagli avvenimenti, siano quali si vogliano»!
"Senza prendere scandalo": sì, perché è assai difficile non restare sconcertati e addirittura scandalizzati di fronte a tante situazioni complesse, sconvolgenti, assurde e insolubili.
Non resta che dire: le vie della Provvidenza sono avvolte da oscurità misteriose. E non è in nostro potere la facoltà di comprendere e di comporre ogni cosa.
«Solo in certi speciali istanti ci è permesso gettare uno sguardo fugace in tale mistero, per averne un presentimento e percepirne una minima traccia».
Il credente, il figlio consapevole della bontà del Padre, non ha che una possibilità intelligente e valida: attendere, riflettere, pregare, e, soprattutto, abbandonarsi con filiale confidenza fra le braccia di Colui che tutto volge per il suo vero bene, anche se non lo comprende.

DIO, UN PADRE MISERICORDIOSO

O Padre, sempre pronto ad accogliere pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti vita e salvezza ad ogni uomo che desiste dal male: il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola, e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù. (Colletta della 26° Domenica del Tempo ordinario)

IL DIO DELL'ANTICA ALLEANZA È UN DIO "RICCO DI MISERICORDIA"

La storia dell'antico popolo di Dio si può definire una peculiare esperienza della misericordia di Dio, a livello individuale e sociale.
Israele è il popolo dell'Alleanza.
Si è alleato con Dio, con solenni giuramenti, con tante promesse vicendevoli e sacrifici a non finire: Ma quante infedeltà! Quanti tradimenti!
Ma Dio non si dà per vinto, e per questo suo alleato fragile e imprevedibile riserva solo:

-  comprensione,
-  compassione,
-  perdono.
È un Dio
- ricco di misericordia,
- pieno di tenerezza e di grazia,
- lento all'ira,
- sempre in attesa di un pentimento e di un ritorno.
L'Antico Testamento, per esprimere la misericordia, usa diversi termini con alcune sfumature, che si completano a vicenda. I due principali sono:
- hesed, che significa bontà e fedeltà. Viene spesso usato unito all' altro termine we-emet, che significa grazia e fedeltà;
- rahamin, che ha una sfumatura materna, perché rehem è il grembo materno.

Indica il particolare rapporto di amore che si instaura fra la madre e il suo bambino.
È un amore gratuito, un'esigenza del cuore, che genera una gamma di sentimenti, fra i quali la tenerezza, la pazienza, l'attesa, il perdono facile e generoso.'
Nella predicazione dei Profeti, la misericordia è una speciale potenza dell'amore, che prevale sempre sul peccato e sull'infedeltà.
Per quanto grande sia il peccato, la misericordia divina lo supera infinitamente, "quanto l'Oriente dista dall'Occidente".

GESÙ RIVELA E TESTIMONIA L'INFINITA MISERICORDIA DEL PADRE

È ascoltando e guardando Gesù che possiamo riuscire a comprendere l'infinito amore e la sorprendente misericordia del Padre!
Si può dire che il tema della misericordia è stato al centro di tutta la sua vita terrena: una vita segnata dall'amore, dal perdono, dal dono di sé fino alla morte, per cancellare e riparare il peccato di tutta l'umanità.

Gesù è «la vera incarnazione della misericordia».

Dice la Preghiera eucaristica quinta: «il Padre misericordioso ci ha donato il suo Figlio, come fratello e redentore. In Lui ha manifestato il suo amore per i piccoli e per i poveri, per gli ammalati e gli esclusi.
Mai Egli si chiuse alle necessità e alle sofferenze dei fratelli.
Con la vita e la parola, ha annunziato al mondo che Tu sei Padre e che hai cura dei tuoi figli».
Dunque: il Padre, per dimostrarci la sua infinita misericordia, ci ha fatto un incomparabile dono: il Figlio!
Gesù rende presente, quindi, fra gli uomini, il suo Padre; è anzi lo stesso Padre che, in Lui, agisce e parla, dimostrando, con la sua vita e con la sua parola, che

- Dio è Padre,
- Dio è Amore (cf. 1 Gv 4, 8.16),
- Dio è ricco di misericordia (cf. Ef 2, 4).
Anzi: Gesù fa della misericordia non solo il centro della sua predicazione, ma anche la verifica dell'autenticità della sua missione!
Infatti:
- a Nazaret, nella Sinagoga Gesù aveva detto che lo Spirito era su di lui e che lo aveva consacrato e inviato ai poveri, ai ciechi, ai prigionieri, agli oppressi ecc. (Lc 4, 14-27);
- agli inviati di Giovanni Battista dice di essere il vero Messia perché sta attuando tutta questa misericordia: i ciechi vedono, gli zoppi camminano ecc. (Lc 7, 22).

CON LA VITA
Tutta la vita pubblica di Gesù è dono di sé, è accoglienza, è cura di malati e sofferenti, è ascolto, è compatimento, è aiuto, è conforto, è gesto di amore, è, soprattutto, perdono.
Sono così numerosi i peccatori che a Lui ricorrono, da farlo definire amico dei peccatori (cf. Mt 11, 19).
Lui stesso ripetutamente dirà «non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9, 13).
E qual è, in particolare, il suo rapporto con essi? Un atteggiamento:
- di estrema comprensione,
- di grande compassione,
- di attenta distinzione per il peccato in sé e il peccatore che lo compie.

Gesù è sempre disponibile a perdonare e a scusare. Una sola cosa lo trattiene: "il peccato contro lo Spirito Santo" che è l'accettazione a occhi aperti della menzogna, il capire cosa sia male e volerlo fare ugualmente, la mancanza di pentimento (cf. Mt 12, 31). Al paralitico Gesù dice: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati» (Mc2, 5).
Il malato chiede la guarigione, e Lui gli dà la guarigione del corpo e dello spirito. E una fede grande quella del paralitico, una fede che lo salva; ma è grande l'amore del medico divino! All'adultera dice: «Neanch'io ti condanno, va' e d'ora in poi non peccare più». (Gv 8, 11)
Gesù non approva il suo peccato, ma dona il suo perdono a lei, peccatrice da tutti rifiutata.
Anche a Zaccheo, usuraio e imbroglione, Gesù perdona: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa» (Lc 19, 9).
Motivo di questo perdono? «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (Lc 19, 8).
Alla peccatrice, in casa di Simone, Gesù dice: «Ti sono perdonati i tuoi peccati... la tua fede ti ha salvata, va' in pace!» (Lc 7, 48-50).
Al buon ladrone sulla croce, che grida a Gesù: «ricordati di me quando entrerai nel tuo regno», Gesù risponde con prontezza: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23, 42-43).
La schiettezza e la fede fanno breccia nel cuore di Gesù.

Il perdono per Gesù è una festa!

Afferma: «ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Le 15, 7).
Dio si rallegra della pecorella ritrovata «più che per le novantanove che non si erano smarrite» perché «il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli» (Mt 18, 12-13).

CON LA PAROLA: "LE PARABOLE DELLA MISERICORDIA"
Quante volte Gesù si è dilungato a illustrare la misericordia e il perdono con parole, con esempi, con parabole ricavate dal comune modo di vivere dei suoi contemporanei! Soprattutto le parabole, che vengono appunto chiamate "le parabole della misericordia". Sono tre:
-  la pecorella smarrita e ritrovata (Le 15, 4-7);
-  la dramma perduta e ritrovata (Le 15, 8-10);
-  il figlio (o figliol prodigo) perduto e ritrovato (Le 15, 11-32).
Esse furono pronunciate davanti a un pubblico eterogeneo, composto in prevalenza da persone che "si credevano giuste", ma che in realtà erano ben lontane dall'atteggiamento di umiltà e di disponibilità richiesto per accogliere il dono della misericordia e del perdono... e dal comprendere il vero senso della parola del Salvatore!
preghiereagesuemaria.it
 
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