Angeli Ribelli

LA STESSA NATURA ANGELICA

Da un certo punto di vista angeli e demoni sono la medesima cosa, nel senso che hanno la stessa natura, la stessa origine e le stesse prerogative. Per il pensiero comune la loro differenza consiste nel fatto che i primi sono volti al bene e all’obbedienza nei confronti della Volontà Divina, mentre i secondi hanno scelto la via della ribellione e del male; per altre linee di pensiero, invece, questa differenza è solo apparente in quanto anche l'azione dei demoni deve sottostare alla Volontà di Dio e rientrare nel Progetto Divino.
In ogni caso, l’esistenza di angeli e demoni è connessa a quello che è il più drammatico problema non solo dell’uomo, ma dell’intero universo: il bene e il male. E’ soprattutto l’esistenza di tale elemento negativo, antagonista, distruttivo, rappresentato dal male e dal suo "perché" che ha assorbito e tormentato le riflessioni di pensatori, filosofi, mistici, religiosi, ma anche della gente comune.

LA CADUTA / Nella Bibbia

Il filosofo Romano Guardini, ci introduce all’interpretazione biblica della caduta degli angeli:

Dal contesto della Rivelazione desumiamo che prima della creazione del mondo visibile vi sia stata una creazione del mondo puramente spirituale, cioè degli angeli. Quelli che furono allora creati, non sono soltanto forze o rapporti, ma esseri, persone dotate di intelligenza, libertà e responsabilità. Così anche nella loro esistenza vi è una scelta morale. Gli angeli furono messi alla prova, riguardo alla santa sovranità di Dio, che potevano o no riconoscere. Questa è stata la prima scelta fra il bene e il male. Per la prima volta fu fatta la volontà di Dio. Che questa volontà sia fatta è Regno di Dio; così ha avuto inizio il "Regno di Dio". Ma allo stesso tempo è iniziata anche l’opposizione alla volontà di Dio. Esseri dotati della massima forza della conoscenza, della volontà, della libertà e della capacità di responsabilità si sono ribellati contro il dominio di Dio. Perciò hanno scelto il male: sono divenuti esseri satanici. Di qui la loro caduta. Tutto il loro essere era in gioco. Gli angeli sono infatti puri spiriti e perciò semplici; in ciascuno dei loro atti si esprime la totalità del loro essere. Così fu già nel loro primo momento di vita, che fu perciò un momento di chiarissima consapevolezza, di tremenda libertà, di attuazione piena di sé, senza residui. Atto terribile, dal quale solo uscì l’Angelo vero e proprio – e il diavolo che è l’essere veramente perduto, il nemico di Dio e non soltanto "demone".

L’esistenza del male deriverebbe dunque dalla ribellione, consumatasi nella notte dei tempi, da parte di uno stuolo di angeli, che rifiutarono di obbedire a Dio e all’ordine cosmico da lui costruito. Il capo degli angeli ribelli è Lucifero, "il portatore di luce", "il figlio del mattino"; è anche denominato Satana. Di Lucifero parla, nell’Antico Testamento, il profeta Isaia (14, 12-15):

Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo". Invece t’han fatto discendere nel soggiorno dei morti, nelle profondità della fossa!

Nella Bibbia vi sono cenni sparsi di questa ribellione: secondo il libro della Genesi, il male sarebbe preesistito all’uomo, giacché Adamo ed Eva vennero sedotti dal "tentatore" in forma di serpente. Lucifero, il primo, il più bello, il più splendente degli angeli creati da Dio, compì un atto di ribellione nei confronti del suo Creatore perché, sospinto dall’orgoglio e dalla gelosia, oltre che dalla superbia, volle sostituirsi a Lui, cioè volle diventare Dio. Altri angeli lo seguirono nella ribellione e tutti, dopo una tremenda battaglia celeste, furono sconfitti dagli angeli fedeli all’Onnipotente e quindi precipitati nell’inferno. Il Nuovo Testamento, nel libro dell’Apocalisse, fa un accenno, estremamente sintetico ma preciso, a questa battaglia (12, 7-9):

E vi fu battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù: fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati gli angeli suoi.

Lo stesso libro dell’Apocalisse, pochi versetti prima, nel rivelare le profezie sulla fine del mondo e sulla lotta conclusiva tra bene e male, sottolinea la grande potenza demoniaca quando afferma:

E apparve un altro segno nel cielo; ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. E la sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra.

SATANA

Con il nome di Satana (l’avversario, in ebraico) o di diavolo (il calunniatore, in greco) la Bibbia designa un essere personale, per sé invisibile, ma la cui azione od influsso si manifesta sia nell’attività di altri esseri (demoni o spiriti impuri), sia nella tentazione.

Il Vecchio Testamento non parla di Satana che molto raramente e sotto una forma che, salvaguardando la trascendenza del Dio unico, evita accuratamente tutto ciò che avrebbe potuto inclinare Israele verso un dualismo, al quale era anche troppo portato. Più che un avversario propriamente detto, Satana appare come uno degli angeli della corte di Jahve, che svolge nel tribunale celeste una funzione analoga a quella del pubblico accusatore, incaricato di far rispettare in terra la giustizia e i diritti di Dio. Tuttavia, sotto questo preteso servizio di Dio, si scorge già in Giobbe 1-3 una volontà ostile, se non a Dio stesso, almeno all’uomo e alla sua giustizia: egli non crede all’amore disinteressato; senza essere un "tentatore", si aspetta che Giobbe soccomba; segretamente lo desidera, e si capisce che ne gioirebbe. In Zaccaria 3, 1-5 l’accusatore si trasforma in vero avversario dei disegni d’amore di Dio circa Israele: affinché questi sia salvato, l’angelo di Jahve deve prima imporgli silenzio in nome stesso di Dio: Imperet tibi Dominus.

La Genesi, inoltre, non parla che del serpente: creatura di Dio "come tutte le altre", questo serpente è tuttavia dotato di una scienza e di un’abilità che superano quelle dell’uomo. Soprattutto, fin dall’inizio, esso è presentato come il nemico della natura umana. Invidioso della felicità dell’uomo, esso giunge ai suoi fini usando già le armi che gli saranno sempre proprie, astuzia e menzogna: "il più astuto di tutte le bestie selvatiche", "seduttore", "omicida e bugiardo fin dall’origine". A questo serpente la sapienza dà il suo vero nome: è il diavolo". (Sap 2, 24)

Fin da questo primo episodio della sua storia, l’umanità vinta intravvede tuttavia che un giorno trionferà sul suo avversario. La vittoria dell’uomo su Satana, tale è di fatto lo scopo stesso della missine di Cristo, venuto "a ridurre alla impotenza colui che aveva il potere della morte, il diavolo" (Ebr 2, 14), "a distruggere le sue opere" (1 Gv 3, 8), in altre parole a sostituire il regno del Padre suo a quello di Satana (1 Cor 15, 24-28; Col 1, 13 s). I vangeli presentano quindi la sua vita pubblica come una lotta contro Satana. Essa incomincia con l’episodio della tentazione in cui, per la prima volta dopo la scena del paradiso, un uomo, rappresentante l’umanità, "figlio di Adamo", viene a trovarsi faccia a faccia con il diavolo. Si inasprisce con le liberazioni degli indemoniati, prova che "il Regno di Dio è giunto" e che quello di Satana ha avuto termine, nonché con le guarigioni di semplici malati. Continua pure, più dissimulata, nello scontro che oppone Cristo ai Giudei increduli, a questi veri "figli del diavolo" (Gv 8, 44). Raggiunge il suo parossismo nell’ora della passione. Coscientemente Luca la collega alla tentazione e Giovanni non vi sottolinea la funzione di Satana se non per proclamarne la sconfitta finale. Satana sembra condurre il gioco; ma in realtà "non ha su Cristo alcun potere": tutto è opera dell’amore e dell’obbedienza del Figlio. Nel momento preciso in cui si crede certo della vittoria, il "principe di questo mondo" è "gettato fuori" (Gv 12, 31); il dominio del mondo che una volta egli aveva osato offrire a Gesù (Lc 4, 6), appartiene ormai al Cristo morto e glorificato (Mt 28, 18).

Se la risurrezione di Cristo consacra la sconfitta di Satana, la lotta non terminerà, secondo Paolo, se non con l’ultimo atto della "storia della salvezza", nel "giorno del Signore", quando "il Figlio, dopo aver ridotto all’impotenza ogni principato ed ogni potestà e la morte stessa, consegnerà il regno al Padre suo, affinché Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15, 24-28). Al termine della rivelazione, l’Apocalisse, specialmente a partire dal capitolo 12, offre come una sintesi dell’insegnamento biblico su questo avversario, contro il quale, dall’origine fino al termine della storia della salvezza, l’umanità deve combattere. Impotente dinanzi alla donna ed a colui che essa partorisce, Satana si è rivolto contro "il resto della sua discendenza"; ma l’apparente trionfo che gli procurano i portenti dell’anticristo terminerà con la vittoria definitiva dell’Agnello e della Chiesa, sua sposa: assieme alla bestia e al falso profeta, assieme alla morte e all’Ade, assieme a tutti gli uomini che saranno stati vittime delle sue astuzie, Satana sarà gettato nel lago di zolfo ardente, il che è la seconda morte (Ap 20, 10. 14 s).

DEMONI

Il volto dei demoni, esseri spirituali malefici, nella rivelazione si è illuminato solo lentamente. All’inizio, i testi biblici si sono serviti di taluni elementi desunti dalle credenze popolari, senza metterli ancora in rapporto con il mistero di Satana. Al termine, tutto ha preso un senso nella luce di Cristo, venuto quaggiù per liberare l’uomo da Satana e dai suoi subalterni.

Andando all’origine della credenza, l’Oriente antico dava un volto personale alle mille forze oscure, la cui presenza è sospettata dietro i mali che assalgono l’uomo. La religione babilonese aveva una demonologia complicata, e vi si praticavano numerosi esorcismi per liberare le persone, le cose, i luoghi stregati; questi riti essenzialmente magici costituivano una parte importante della medicina poiché ogni malattia era attribuita all’azione di uno spirito maligno.

Il Vecchio Testamento, ai suoi inizi, non nega l’esistenza e l’azione di esseri simili. Si serve del folclore che popola le rovine e i luoghi deserti di presenze fosche, mescolate alle bestie selvatiche: satiri villosi, Lilit, demone delle notti… Primitivamente, mali come la peste o la febbre sono considerati come flagelli di Dio, che li manda agli uomini colpevoli, come manda il suo spirito cattivo su Saul e l’angelo sterminatore sull’Egitto, su Gerusalemme o sull’esercito assiro (Es 12, 23; 2 Sam 24, 16; 2 Re 19, 35). Ma dopo l’esilio si attua più chiaramente la divisione tra il mondo angelico e il mondo diabolico. Il libro di Tobia sa che sono i demoni a tormentare l’uomo (Tob 6, 8) e che gli angeli hanno la missione di combatterli (Tob 8, 3). Tuttavia, per presentare il peggiore di essi, quello che uccide, l’autore non teme di ricorrere ancora al folclore persiano dandogli il nome di Asmodeo (Tob 3, 8; 6, 14).

Ora, per i pagani, era una tentazione costante quella di cercare di conciliarsi questi spiriti elementari rendendo loro un culto sacrificale, in una parola, di farne degli dei. Israele non era al riparo dalla tentazione. Abbandonando il suo creatore, si rivolgeva anch’esso agli "altri dei" (Deut 13, 3. 7. 14), in altre parole, ai demoni (Deut 32, 17), giungendo fino ad offrire loro sacrifici umani (Sal 106, 37). I traduttori greci della Bibbia hanno sistematizzato questa interpretazione demoniaca dell’idolatria, identificando formalmente gli dei pagani con i demoni (Sal 96, 5; Bar 4, 7), introducendoli perfino in contesti dove l’originale ebraico non ne parlava (Sal 91, 6; Is 13, 21; 65, 3). In tal modo il mondo dei demoni diventava un universo rivale di Dio.

Nel pensiero del tardo giudaismo questo mondo si organizza in modo più sistematico. I demoni sono considerati come angeli decaduti, complici di Satana e divenuti suoi ausiliari. Per evocare la loro caduta ora si ricorre all’immagine mitica della guerra degli astri (cfr. Is 14, 12) o al combattimento primordiale tra Jahve e le bestie che personificano il male; ora si riprende l’antica tradizione dei figli di Dio innamoratisi delle figlie degli uomini (Gen 6, 1 ss; cfr. 2 Piet 2, 4), ora li si rappresenta in ribellione sacrilega contro Dio (cfr. Is 14, 13 s; Ez 28, 2). In ogni modo, i demoni sono considerati come spiriti impuri, caratterizzati dall’orgoglio e dalla lussuria. Essi tormentano gli uomini e si sforzano di trascinarli al male. Per combatterli si ricorre agli esorcismi (Tob 6, 8; 8, 2 s; cfr. Mt 12, 27) che non sono più, come un tempo a Babilonia, di ordine magico, bensì di ordine deprecatorio: si spera in effetti che Dio reprimerà Satana ed i suoi alleati, se si fa appello alla potenza del suo nome (cfr. Zac 3, 2; Giuda 9). Si sa d’altronde che Michele ed i suoi eserciti celesti sono in lotta perpetua contro di essi e vengono in aiuto agli uomini (cfr. Dan 10, 13).

Nella prospettiva di questo duello tra due mondi, la cui posta è in definitiva la salvezza dell’uomo, si collocano la vita e l’azione di Gesù. Gesù affronta personalmente Satana e riporta su di lui la vittoria (Mt 4, 11; Gv 12, 31). Affronta pure gli spiriti maligni che hanno potere sull’umanità peccatrice, e li vince nel loro dominio. Tale è il senso di numerosi episodi in cui sono di scena gli indemoniati: quello della sinagoga di Cafarnao e quello di Gadara, la figlia della sirofenicia ed il ragazzo epilettico, l’indemoniato muto e Maria di Magdala. Per lo più, possessione diabolica e malattia sono mescolate; quindi ora si dice che Gesù guarisce gli indemoniati (Lc 6, 18; 7, 21) ed ora che scaccia i demoni (Mc 1, 34-39). Senza porre in dubbio i casi nettissimi di possessione (Mc 1, 23 s; 5, 6), bisogna tener conto dell’opinione del tempo, che attribuiva direttamente al demonio fenomeni che oggi rientrano nella psichiatria (Mc 9, 20 ss). Bisogna soprattutto ricordare che ogni malattia è un segno della potenza di Satana sugli uomini (Lc 13, 11).

Affrontando la malattia, Gesù affronta Satana; dando la guarigione, trionfa su Satana. Dinanzi all’autorità che Gesù manifesta nei confronti dei demoni, le folle sono stupefatte (Mt 12, 23; Lc 4, 35 ss). I suoi nemici l’accusano: "Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni" (Mc 3, 22 par.); "non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?" (Mc 3, 30; Gv 7, 20; 8, 48 s. 52; 10, 20 s). Ma Gesù dà la vera spiegazione: egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito di Dio, e ciò prova che il regno di Dio è giunto fino agli uomini (Mt 12, 25-28 par.). Satana si credeva forte, ma è scacciato da uno più forte (Mt 12, 29 par.).

Ormai gli esorcismi si faranno quindi nel nome di Gesù (Mt 7, 22; Mc 9, 38 s). Mandando in missione i suoi discepoli, egli comunica loro il suo potere sui demoni (Mc 6, 7. 13 par.). Di fatto essi constatano che i demoni sono loro soggetti: prova evidente della caduta di Satana (Lc 10, 17-20). Le liberazioni degli indemoniati ricompaiono negli Atti degli Apostoli (8, 7; 19, 11-17). Tuttavia il duello degli inviati di Gesù con i demoni vi assume pure altre forme: lotta contro la magia, le superstizioni e la credenza negli spiriti divinatori; contro l’idolatria in cui i demoni si fanno adorare ed invitano gli uomini alla loro mensa; lotta contro la falsa sapienza e contro le dottrine diaboliche che si sforzeranno in ogni tempo di ingannare gli uomini; contro gli operatori di falsi prodigi arruolati al servizio della bestia. Satana, già vinto, ha solo più un potere limitato; la fine dei tempi vedrà la sua disfatta definitiva e quella di tutti i suoi ausiliari (Apoc 20, 1 ss. 7-10).

INVIDIA - GELOSIA - ORGOGLIO - SUPERBIA

La modalità della "colpa" angelica, oltre che in un mancato riconoscimento della sovranità divina, è stata variamente identificata. C’è per esempio una lettura di tale colpa legata all’evento cristologico. Secondo S. Ignazio, vescovo di Antiochia, la caduta angelica è dovuta alla loro mancanza di fede nella missione redentrice di Cristo: "Angeli gli esseri celesti, la gloria degli angeli, i principi visibili e invisibili se non credono nel sangue di Cristo hanno la loro condanna". La ribellione degli angeli, sempre in chiave cristologica, è invece talora colta nel fatto che alcuni di essi non sopporterebbero l’imperscrutabile disegno che ha visto Dio-Padre amare a tal punto gli uomini da inviare suo Figlio a incarnarsi e a umiliarsi fino a morire in croce per la loro salvezza. Quest’amore straordinario per gli uomini è per molti la vera causa della ribellione: già Ireneo vedeva nella colpa di Satana un peccato d’invidia e di gelosia nei confronti dell’umanità. Per fondare una tale lettura ci si basava in particolare sul testo biblico di Sap 2, 24 dove appunto si parla di "invidia del diavolo" nei confronti dell’uomo, creato a immagine di Dio.

Per quanto riguarda invece la tesi che vedrebbe Satana e i demoni peccatori per orgoglio, essa presenta diverse e sottili sfumature. In particolare i pensatori cristiani si dividono circa le cause di un tale orgoglio anche se in termini generali concordano sul fatto che il primo Angelo, Lucifero, volesse diventare come Dio e che gli altri angeli lo abbiano in certo modo imitato. Lucifero, presuntuoso per la sua bellezza, avrebbe desiderato ciò che era al di sopra di lui e a cui non poteva pervenire. L’orgoglio l’avrebbe dunque spinto a provare un desiderio inammissibile e indebito di dignità, a desiderare ciò a cui sarebbe pervenuto solo in virtù della grazia divina. Un’ulteriore interpretazione del peccato d’orgoglio è quella che concepisce la colpa di Lucifero come il desiderio disordinato di un’unione ipostatica del Verbo di Dio con la sua natura angelica allo stesso modo di ciò che avviene nell’incarnazione, reputandola a lui assolutamente dovuta e ingiustamente rifiutata per essere assurdamente accordata alla natura umana. Comunque, in definitiva, questo peccato d’orgoglio, al di là delle diverse letture, è la malizia assoluta che rifiuta di fatto la piena trascendenza divina nell’ordine dei rapporti personali con Lui, nella pretesa, usando le parole di Isaia, di "farsi uguale all’Altissimo" (Is 14, 14).

Oltre che nell’orgoglio, il peccato degli angeli è stato tradizionalmente identificato in modo particolare nella superbia. Una vera e propria hybris, volendo Satana essere signore del creato come Dio. Quest’atto di superbia li ha in tal modo condotti ad una "non adesione" a Dio, ad una vera e propria separazione da Lui. Ma la superbia è determinata anche da un altro fatto: dalla pretesa di conoscere esclusivamente con i propri mezzi il mistero divino.

A causa dell’orgoglio e della superbia l’Angelo dunque apostatò da Dio, per cui verrà definito da Giustino e da Ireneo come "serpente apostata". Al di là di questo, c’è chi come Anselmo d’Aosta nel suo De casu diaboli cerca di cogliere più in profondità il senso ultimo di quella "colpa". Per Anselmo: "Satana ha voluto qualche cosa che egli conosceva senza averla. Ora, egli conosceva Dio. In particolare, egli sapeva che Dio è totalmente autonomo e ha voluto a sua volta essere totalmente autonomo, come Dio: ha voluto agire "propria voluntate", senza riferimento al suo Creatore".

Nel peccato di Satana per Anselmo non c’è dunque né l’indignazione per la creazione di Adamo né il risentimento per l’incarnazione del Verbo. Il suo peccato è dovuto soltanto alla sua volontà di assoluta autonomia e non è la conseguenza della conoscenza di determinati eventi. E in una direzione analoga a quella di Anselmo si pone Tommaso d’Aquino quando sostiene che: "Satana per ottenere la beatitudine soprannaturale della piena visione di Dio non si è proteso verso Dio desiderando con gli angeli santi la sua perfezione finale per grazia, ma ha voluto ottenerla con le sue proprie forze naturali".

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