VANGELO
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17 LUGLIO
XV SETTIMANA DEL T.O. ANNO PARI

Mt 11, 20-24
Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.


Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: 
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. 
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Parola del Signore
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COMMENTO AL VANGELO

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=7461
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Giovanni nel suo vangelo, quando parla dei miracoli li indica con il nome di "segni". Dio non interviene mai per fare spettacolo, ma sempre e solo per salvare. I prodigi che opera sono finalizzati a sostenere la fede. Questo vale per i miracoli riportati dal vangelo e per quelli a cui purtroppo abbiamo fatto l'abitudine, perché sono sotto i nostri occhi tutti i giorni. Dal miracolo di un fiore che germoglia da un piccolo seme magari spaccando la durezza dell'asfalto, alla goccia di rugiada che riflette i raggi del sole, al bimbo che si apre alla vita... Prodigi inscritti nel codice della natura ma che parlano inequivocabilmente di un Altro che è bellezza, ordine, potenza, ma che soprattutto è AMORE. Ci sono poi i miracoli della grazia: i sacramenti che operano in noi fino ad elevarci alla sfera del divino e a cui tante volte ci si accosta con eccessiva disinvoltura, per abitudine. Basta pensare al prodigio dell'Eucaristia, a quel Pane che ora posso stringere tra le mani e che è il Figlio di Dio, Dio stesso così annientato per me, per amore. Ci sarebbe da tremare di trepidazione di gioia di santo timore. E invece ci si accosta così distrattamente con una buona dose di superficialità. Il rimprovero rivolto da Gesù ai suoi ascoltatori di allora non ha perso la sua ragion d'essere per noi cristiani del XXI secolo. Ai Giudei di allora Gesù rimproverava il fatto di sentirsi al sicuro perché erano "figli di Abramo". A noi, oggi, dovrebbe forse rimproverare di sentirci a posto perché, in una società scristianizzata, in fondo noi siamo "credenti", cioè sacramentalizzati. E dimentichiamo che il sacramento non ci esime dal dovere di una conversione continua, perché mai saremo pienamente ciò che dobbiamo essere "perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli".
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Casa di Preghiera San Biagio FMA
 
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