In cammino...
con la CHIESA
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19 AGOSTO
XX DOMENICA DEL T. O.
Anno B
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Banchetto di vita
In tutte le civiltà «tradizionali» il pasto è una realtà di portata religiosa.  La maggior parte delle religioni conoscono banchetti sacri. Condividere la stessa mensa, mangiare in comune crea tra i convitati vincoli sacri cui sono associati gli dèi.
Ma presso il popolo di Israele il banchetto sacro ha un significato particolare: è la celebrazione-ricordo di un evento storico. Rinnova l'alleanza divenendo memoriale delle meraviglie compiute da Dio per il suo popolo. Ogni anno il banchetto pasquale richiama l'Esodo, l'evento liberatore per eccellenza che attualizza la speranza della salvezza nella «memoria» delle meraviglie di un tempo.

Il pane disceso dal cielo
I profeti aiuteranno il popolo a rendersi conto che «celebrare la Pasqua» non si identifica automaticamente con la partecipazione materiale al banchetto, sia pure compiuto con il rito prescritto, ma che è necessaria la conversione del cuore, cioè la rinnovazione della propria fedeltà all'alleanza di Dio.
Gesù, venuto ad instaurare una nuova ed eterna alleanza, va preparando il suo nuovo banchetto annunciando un nuovo pane: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» (vangelo). Di fronte allo stupore e all'incredulità dei suoi ascoltatori afferma la necessità assoluta di mangiare il suo corpo e bere il suo sangue per avere la vita: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate...». In questo modo l'Eucaristia preannunciata da Gesù nel discorso sul pane di vita, realizzata nell'ultima cena e attualizzata nella Messa per volere di Gesù, diventa per ogni comunità cristiana la sorgente di un nuovo modo di vivere nella carità, nella collaborazione e nel servizio; un pegno di speranza (pane di vita eterna) di immortalità. «I nostri corpi nutriti dall'Eucaristia non sono corruttibili, perché portano in se stessi la speranza della risurrezione eterna» (sant'Ireneo).
In questa prospettiva la morte non è eliminata, ma superata: «Io lo risusciterò nell'ultimo giorno»; questo brano di vangelo è una delle letture tipiche nella messa dei defunti. L'assimilazione a Cristo per mezzo della fede e dei sacramenti esige la nostra partecipazione al mistero della sua morte che genera la pienezza della vita.

La Messa è un banchetto
Nel banchetto si esprime meglio l'accoglienza, la comunicazione, l'ospitalità.  Non per caso, proprio durante il banchetto Gesù ha comunicato ai peccatori il perdono, ha rivelato ai poveri il pane che viene dal ciclo, si è confidato con umanissima intimità ai suoi discepoli e ha donato la sua stessa vita.
Punto di partenza, quindi, per una realistica e concreta interpretazione e celebrazione dell'Eucaristia è la riflessione sul pasto umano. Gli uomini, a differenza degli animali, vogliono stare insieme a condividere il cibo.  Non si tratta semplicemente dell'azione materiale di mangiare, ma di un incontro di persone,  quasi di un rito.
Anche il raduno eucaristico è posto sotto il segno della legge della carità o del servizio reciproco, dell'incontro comunitario. L'episodio della lavanda dei  piedi, che nel vangelo di  Giovanni sostituisce il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia, indica chiaramente che un nesso stretto lega il pasto eucaristico con il sacrifìcio spirituale di obbedienza di Cristo fino alla morte di croce per amore di Dio e degli uomini.  Il primo frutto dell'Eucaristia consiste nello stabilirsi di una comunità radunata nei vincoli di una autentica ed universale fraternità.

La Messa è un incontro di fratelli
La dimensione comunitaria del raduno è essenziale alla teologia eucaristica: non basta essere ben disposti alla recezione del sacramento, bisogna essere in comunione di carità, di fraternità e di servizio con i fratelli.
Sedersi insieme a tavola è un momento di amicizia e di intesa. La cordialità dell'incontro conviviale è espressione comune dell'armonia delle cose e degli uomini, quale era nel progetto di Dio creatore. Nulla meglio del convito eucaristico — mensa della Parola e del Pane di vita — può rivelarci questo amore condiscendente del nostro Dio, che fa di noi i suoi figli in Gesù, e ci chiama tutti a vivere da fratelli, a immagine e preludio del regno dei Cicli (cf CdA, pag. 237).
Naturalmente questi vincoli di fraternità stabiliti dall'Eucaristia devono tessere la trama concreta dell'esistenza quotidiana, altrimenti sarebbe falsa, o almeno inautentica la partecipazione alla Eucaristia. Ciò che è «già compiuto» nel rito esige ed aspetta di essere compiuto nella vita. La continuità fra rito e vita è essenziale all'esercizio concreto della legge di carità universale, a tutti i livelli dell'esistenza umana in cui questa legge deve ripercuotersi.


Sale della terra e luce del mondo
Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo (Om. 15, 6. 7; PG 57, 231-232)
«Voi siete il sale della terra» (Mt 5, 13). Vi viene affidato il ministero della parola, dice il Cristo, non per voi, ma per il mondo intero. Non vi mando a due, o dieci, o venti città o a un popolo in particolare, come al tempo dei profeti, ma vi invio alla terra, al mare, al mondo intero, a questo mondo così corrotto. Dicendo infatti: «Voi siete il sale della terra», fa capire che l'uomo è snaturato e corrotto dai peccati. Per questo esige dai suoi quelle virtù che sono maggiormente necessarie e utili per salvare gli altri. Un uomo mite, umile, misericordioso e giusto non tiene nascoste in sé simili virtù, ma fa sì che queste ottime sorgenti scaturiscano a vantaggio degli altri. E chi ha un cuore puro, amante della pace e soffre per la verità, dedica la sua vita per il bene di tutti.
Non crediate, sembra dire, di essere chiamati a piccole lotte e a compiere imprese da poco. No. Voi siete «il sale della terra». A che cosa li portò questa prerogativa? Forse a risanare ciò che era diventato marcio? No, certo. Il sale non salva ciò che è putrefatto. Gli apostoli non hanno fatto questo. Ma prima Dio rinnovava i cuori e li liberava dalla corruzione, poi li affidava agli apostoli, allora essi diventavano veramente «il sale della terra» mantenendo e conservando gli uomini nella nuova vita ricevuta dal Signore. E' opera di Cristo liberare gli uomini dalla corruzione del peccato, ma impedire di ricadere nel precedente stato di miseria spetta alla sollecitudine e agli sforzi degli apostoli.
Vedete poi come egli mostra che essi sono migliori dei profeti. Non dice che sono maestri della sola Palestina, ma di tutto il mondo. Non stupitevi, quindi, sembra continuare Gesù, se la mia attenzione si fissa di preferenza su di voi e se vi chiamo ad affrontare difficoltà così gravi. Considerate quali e quante sono le città, i popoli e le genti a cui sto per inviarvi. Perciò voglio che non vi limitiate a essere santi per voi stessi, ma che facciate gli altri simili a voi. Senza di ciò non basterete neppure a voi stessi.
Agli altri, che sono nell'errore, sarà possibile la conversione per mezzo vostro; ma se cadrete voi, trascinerete anche gli altri nella rovina. Quanto più importanti sono gli incarichi che vi sono stati affidati, tanto maggior impegno vi occorre. Per questo Gesù afferma: «Ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini» (Mt 5, 13). Perché poi, udendo la frase: «Quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno ogni sorta di male contro di voi» (Mt 5, 11), non temano di farsi avanti, sembra voler dire: Se non sarete pronti alle prove, invano io vi ho scelti. Così verranno le maledizioni a testimonianza della vostra debolezza. Se, infatti, per timore dei maltrattamenti, non mostrerete tutto quell'ardimento che vi si addice, subirete cose ben peggiori, avrete cattiva fama e sarete a tutti oggetto di scherno. Questo vuol dire essere calpestati.
Subito dopo passa ad un'altra analogia più elevata: «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 14). Nuovamente dice del mondo, non di un solo popolo o di venti città, ma dell'universo intero: luce intelligibile, più splendente dei raggi del sole. Parla prima del sale e poi della luce, per mostrare il vantaggio di una parola ricca di mordente e di una dottrina elevata e luminosa. «Non può restar nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio» (Mt 5, 14-15). Con queste parole li stimola ancora una volta a vigilare sulla propria condotta, ricordando loro che sono esposti agli occhi di tutti gli uomini e che si muovono dinanzi allo sguardo di tutta la terra.
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APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
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Intenzioni Agosto 2018
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Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.
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Universale: Perché le grandi scelte economiche e politiche proteggano le famiglie come un tesoro dell’umanità.

Dei Vescovi: Perché le comunità cristiane, ristorate in questo periodo da tempi di spiritualità e di condivisione, riscoprano l’urgenza di annunciare la gioia del Vangelo.

Mariana: Perché la Madre della Chiesa sia vessillo di unità e stimolo alla perfetta fratellanza fra tutti i credenti.

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pregare PER IL CLERO dicendo: Cuore di Gesù, i tuoi sacerdotiproclamino il tuo Vangelo con la parola e con la vita.

Ricevere il 3 agosto, primo venerdì del mese, la Comunione in unione di preghiera e di offerta con Giuseppe e Maria Genitori privilegiati ma anche molto provati e angosciati.

NB: qualora questa mail giungesse dopo il 1° venerdì del mese, e non si conoscesse l'intenzione proposta, è buona norma prendere come abitudine di partecipare alla santa messa semplicemente dicendo: "LA OFFRO O SIGNORE SECONDO LE INTENZIONI DELLA TUA SANTA CHIESA".


Maria dolce Madre affidata alla custodia di Giuseppe, assunta in cielo da questa valle di lacrime, proteggi le nostre famiglie.
recita quotidiana di una decina di Rosario per questa intenzione in primis per Papa Francesco



15 Agosto Assunzione della B. V. Maria

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TEMPO ORDINARIO

Le stagioni liturgiche si avvicendano come le stagioni della vita. I tempi di Dio si avvicendano nel ritmo dell'uomo per compenetrare sempre più la vita di ognuno di noi e, attraverso noi, dell'intera storia.
La Chiesa ci riconduce nel Tempo Ordinario, celebrato dalla liturgia in "due atti". Il 1° precede i tempi di Quaresima e di Pasqua. Il 2° segue il tempo pasquale e ci porta al termine dell'anno liturgico.

IL TEMPO DELLA SPERANZA
Il Tempo Ordinario è un periodo di attesa e di speranza; da qui la scelta del colore liturgico verde, è la palestra per esercitare il dono ricevuto, con fedeltà e gratitudine.
Fra le diverse domeniche si pongono alcune grandi festività, che ci fanno meditare sul mistero della Trinità, dell'Eucaristia, dell'Amore del Cuore di Gesù; quindi le grandi feste dei santi: S. Giovanni battista, Ss. Pietro e Paolo, S. Michele e, soprattutto la Vergine Maria nelle sue grandi solennità.
Questo tempo liturgico sfocia nella celebrazione della Chiesa trionfante nella festività di Tutti i Santi, della Chiesa sofferente e che prega per i defunti nel purgatorio, della Chiesa militante nella festa della Dedicazione; si celebra quindi Cristo Re.

L'ORDINARIO DIVENTA STRAORDINARIO!
Ecco un brano che definisce bene cosa sia il Tempo Ordinario. "Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù". É il programma di via cristiana che Paolo traccia ai Filippesi (4,6-7); e continua così; "In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri". Dopo la celebrazione dei grandi misteri di Cristo, giunge il tempo di fare una esperienza permanente di Cristo, quotidiana, perché il Mistero del Risorto coinvolge l'uomo nella sua interezza e nella totalità di quel tempo in cui egli vive.
Vivere e celebrare il mistero di Cristo nell'ordinario significa accettare di vivere da discepoli nella fedeltà di ogni giorno, ascoltare e incontrare il Maestro nel quotidiano, riconoscere che Dio si china su di noi e ci salva nella concretezza della nostra esperienza personale.

Il Gloria si dice nelle solennità, nelle feste e in tutte le domeniche; il Credo si dice nelle solennità e in tutte le domeniche.

VALORI DA VIVERE
Attraverso le mie azioni, parole e modo di essere voglio testimoniare le bellezza di essere cristiano.

(tratto da Ed. Shalom)
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AGOSTO
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(es. Mt 28,1-20):
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UNA CANDELINA A MARIA
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